
i cani da tartufo
Quali sono i cani da tartufo?
Quando l’autunno bussa alla porta e il profumo del tartufo torna a impreziosire le nostre tavole, tendiamo a dimenticare che dietro quel piatto prelibato si nasconde un rituale antico e silenzioso. Il merito di ogni singolo ritrovamento va ai tartufai e, soprattutto, ai loro straordinari cani. Insieme, uomo e animale si addentrano nel cuore dei boschi seguendo una tradizione secolare, che si tramanda immutata di generazione in generazione. Non si tratta semplicemente di una tecnica di ricerca, ma di una vera e propria danza guidata dall'intesa. Tra il conduttore e il suo cane si crea infatti un legame viscerale, quasi impossibile da descrivere a parole. È un rapporto speciale fatto di sguardi, fiducia cieca ed empatia profonda, dove bastano pochi gesti per capirsi. Ed è proprio questa sinergia unica la vera chiave per una cerca di successo.

Quali caratteristiche dovrebbero avere?
Partiamo subito da un dato di fatto: la legge italiana prevede, per la ricerca del tartufo, l’uso obbligatorio di un cane addestrato allo scopo.
Non ci sono invece specifiche prescrizioni riguardo la razza, ed ogni tartufaio è libero di utilizzare il cane che preferisce.
Ciò non toglie che alcune razze siano più utilizzate di altre, sono più facilmente addestrabili, e più portate a questo “mestiere” (come sempre con le dovute eccezioni).

L’ultimo punto è molto importante perché se è vero che i migliori cani da tartufi devono avere un olfatto sviluppatissimo, è anche vero che devono essere pronti ad indicare il luogo dove bisogna scavare, fermandosi all’istante quando il padrone glielo ordina.
Uno dei motivi per cui in quasi tutti i paesi (a parte la Francia) non si utilizzano più i maiali per la cerca, è proprio questo:
sono poco gestibili, e per nulla obbedienti, pur avendo forse il fiuto migliore in assoluto per i tartufi.
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Ma quali sono le razze di cani da tartufo?
Difficile stabilirlo in termini assoluti perché non esiste una norma che regola questo aspetto. In generale, un buon cane da tartufo deve essere dotato di queste caratteristiche:
- olfatto molto sviluppato
- scarsa attrazione nei confronti della selvaggina, per evitare distrazioni
- resistenza fisica
- concentrazione e capacità di resistere alle distrazioni
- obbedienza e carattere equilibrato
A livello teorico, qualsiasi cane dotato di queste qualità potrebbe diventare un ottimo cane da tartufo. Tuttavia esistono razze che più di altre hanno dimostrato di avere un'inclinazione particolare: scopriamo quali sono le razze di cani da tartufo più utilizzate.

LAGOTTO ROMAGNOLO
Negli ultimi è stato probabilmente il cane da tartufo più utilizzato in assoluto.
Ha un fiuto molto fine anche se ha smarrito l'istinto della caccia, motivo per il quale non si distrae di fronte alla selvaggina.
Affettuoso, sveglio e non particolarmente esigente, è un cane di taglia medio-piccola facile da educare e molto legato al padrone.

POINTER
Cane da caccia dall'olfatto incredibile, il pointer è un esemplare di taglia media molto versatile, in grado di adattarsi a tutte le situazioni.
Forte e potente, resistente e fedele, è un ottimo cane sia da compagnia che da cerca.

SETTER
Anche il setter è presente in più varietà: inglese, scozzese, irlandese, tutte razze perfettamente compatibili con la ricerca del tartufo.
Si tratta di cani molto energici e attivi, con un carattere giocoso e socievole.

BRETON
Un cane molto intelligente e vivace, dalla grande capacità di adattamento.
Facile da addestrare e molto obbediente, ha bisogno di muoversi molto, magari passeggiando nei boschi, e di giocare.

BRACCOIDI
Ungherese, italiano, tedesco: il bracco è uno dei cani da tartufo più apprezzati, nelle sue diverse razze. Si tratta di esemplari resistenti, polivalenti e dal grande spirito di adattamento.

BEAGLE
Segugio da tana, è utilizzato anche negli aeroporti ai controlli di sicurezza.
Dinamico, determinato e solitamente allegro, ha un carattere socievole e stabile, senza mai mostrare segni di aggressività.

LABRADOR
In molti non lo sanno, eppure anche il Labrador è un buon cane da tartufo.
Si tratta di uno dei più classici cani da compagnia, con un buon carattere e un fiuto eccellente.
Molto agile, adora l'acqua e ha un grande spirito di adattamento.

COCKER SPANIEL
Pieno di vita, allegro e affettuoso, ha spesso una salute impeccabile e ama correre.
Medio-piccolo, compatto e dalle lunghe orecchie, è socievole e ama i bambini.
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JACK RUSSELL TERRIER
Un piccolo terrier molto sveglio, vivace e sicuro di sé.
Ottimo sia come cane da lavoro che da compagnia, è coraggioso e instancabile.

E’ importante chiarire anche il fatto che la scelta dei cani da tartufo va fatta a seconda del territorio in cui si deve effettuare la cerca:
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In zone come quelle degli Appennini, dove nei boschi sono presenti salite e scarpate, i cani più adatti sono i Bracchi, i Pointer ed i loro incroci, in quanto sono molto rapidi nella cerca, hanno il passo lungo, ed evitano fatiche inutili al loro conduttore
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In zone pianeggianti, dove i boschi si estendono fra strade e fossati, è meglio utilizzare cani come il Lagotto, dal passo corto e meno frenetico nella cerca, caratteristiche che lo rendono meglio gestibile al richiamo del padrone.
Per gli stessi motivi, cani come bastardini e Lagotti, meno irruenti e più gestibili, si adattano meglio ai principianti, mentre i tartufai esperti non avranno problemi a gestire cani più “difficili” come i Pointer, abilissimi cercatori, ma difficili da controllare.

Quando si decide di intraprendere la cerca del tartufo, una delle prime grandi decisioni riguarda la scelta del proprio compagno a quattro zampe. Il mercato offre oggi diverse opportunità, mettendo a disposizione sia esemplari già perfettamente addestrati e pronti a battere i boschi, sia cani ancora da educare. Al di là della razza specifica verso cui ci si sente orientati, esiste una regola d'oro dettata puramente dall'esperienza sul campo. Chi muove i primi passi in questo mondo ed è ancora un principiante dovrebbe senza dubbio orientarsi su un cane già esperto. In questo modo, l'animale diventerà una vera e propria guida capace di compensare l'inesperienza del nuovo padrone. Al contrario, un tartufaio professionista ha la totale libertà di scegliere un cane non addestrato, poiché possiede il polso e l'esperienza necessari per plasmare il carattere dell'animale e trasmettendogli i segreti del mestiere.
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In questo panorama, una menzione speciale va al Lagotto Romagnolo, una razza che si è diffusa sempre di più grazie alla sua naturale predisposizione alla cerca e alla sua spiccata facilità di addestramento. Selezionato esclusivamente per questo scopo da quasi un secolo, il Lagotto rappresenta una scelta eccellente sia per i tartufai esperti sia, a maggior ragione, per chi è alle prime armi.
È opportuno però ricordare che la razza e l'abilità innata sono solo una parte dell'equazione. Quasi più importante delle doti tecniche, infatti, è il rapporto che si instaura tra il cane e il suo conduttore. Questo legame deve essere estremamente equilibrato e basato non sulla semplice obbedienza, ma su una profonda fiducia reciproca. In fin dei conti, i fattori che concorrono a fare di un cane un ottimo cercatore sono moltissimi: un animale della razza sulla carta perfetta, ma addestrato male o in cattivo affiatamento con il padrone, renderà sempre molto meno di un cane qualunque che ha la fortuna di lavorare in totale complicità e armonia con l'uomo.

ADDESTRAMENTO
GIOCO DELLO STROFINACCIO
Questo gioco ha lo scopo di far conoscere all’aspirante cane da tartufo l’odore della sua futura “preda”.
Si avvolga del tartufo con uno strofinaccio che poi dovrà essere messo in un barattolo di vetro ben chiuso per tre giorni; in questo modo lo strofinaccio assorbirà completamente l’odore del tartufo; mostriamolo poi al nostro amico e facciamo con lui il gioco del tira e molla; facciamolo vincere e poi premiamolo con un “bravo” e con dei bocconcini (per esempio delle crocchette).
Questo primo gioco può essere fatto per un paio di giorni.

GIOCO DELLA PALLINA E DEL BASTONE
Per questo gioco occorre un bastone alla cui estremità legheremo una pallina (si può costruirlo in proprio o acquistarlo nei negozio per animali); posiamo la pallina a terra e man mano che il nostro amico si avvicina spostiamola un po’ facendogliela seguire; è un gioco che ai nostri amici piace molto e stimola la loro attenzione; dopo alcuni spostamenti, facciamogli prendere la pallina e premiamolo con il solito “bravo” e con delle crocchette.
Via via che il futuro cane da tartufo si appassiona a questo gioco, potremo complicarlo un po’ di giorni, dopodiché sostituiremo la pallina con un tartufo riproponendo il gioco con questa nuova modalità.

GIOCHI CON IL TARTUFO
L’addestramento del futuro cane da tartufo comincia a entrare nel vivo; è fondamentale maneggiare i tartufi usando dei guanti in lattice perché si deve evitare di contaminarli con il proprio odore ( si correrebbe il rischio che il cane poi ricerchi nelle tartufaie il tartufo con nostro odore); cominciamo con il tirare una pallina di tartufo ai piedi del nostro amico ordinagli di prenderla; quando il cane esegue l’ordine, andrà gratificato togliendo noi inizialmente la pallina dalla bocca e dandogli un piccolo premio (le solite crocchette); questo gioco che insegna il senso del comando prendi ha come scopo quello di far capire al nostro amico che ogni volta che troverà un tartufo sarà premiato.
È possibile che il cucciolo mordicchi il tartufo e cerchi di mangiarlo; non deve essere sgridato; con molta calma, invece, dovremo fargli capire che il tartufo non deve essere mangiucchiato; sarà sufficiente un “fermo” detto in modo tranquillo. Pian piano il nostro amico capirà quello che deve fare.

GIOCO DELL’OVETTO
In questa fase il tartufo dovrà essere inserito in un contenitore forato, un “ovetto” di quelli che sono utilizzati per la preparazione delle tisane.
Il nostro futuro cane da tartufo deve vedere quando inseriamo il fungo nell’ovetto dopodiché facciamoglielo annusare; all’inizio lo lanceremo vicino a lui dicendogli prendi; il nostro amico lo afferrerà con la bocca, ma non proverà a mangiarlo dal momento che il contenitore è in metallo; può darsi che provi ad aprirlo ed è adesso che è arrivato il momento di insegnargli il comando “lascia”.
Avviciniamo la mano alla sua bocca e diciamogli di lasciare l’ovetto; all’inizio è probabile che il nostro amico non capisca quello che intendiamo; gli leveremo quindi noi di bocca il contenitore ricordiamoci sempre di premiarlo.
Dopo un po’ di tempo, il comando sarà ben recepito e il nostro amico lascerà la preda ogniqualvolta gli ordineremo di farlo. È fondamentale che questo esercizio sia ben assimilato prima di passare al successivo.

IL GIOCO DEL LANCIO E DEL RIPORTO
Con il solito ovetto utilizzato nella fase precedente si esegue il gioco del lancio e del riporto; adesso il lancio del contenitore va fatto leggermente più lontano, non più vicino alle zampe, ma ad almeno un metro, un metro e mezzo di distanza ordinando nel contempo “prendi”; una volta che il nostro amico avrà preso l’ovetto lo gratificheremo con un “bravo” e gli ordineremo di portarcelo con un “porta” oppure con un “vieni”; arrivato nei pressi, è il momento del “lascia”.
Terminata la trafila, è d’obbligo il solito piccolo premio, magari associato a qualche carezza. Via via che il nostro amico acquista dimestichezza con questo gioco, i lanci possono essere fatti sempre più lontani; dopo un po’ di tempo il lancio va fatto dove non c’è alcun riferimento visivo, così che il nostro aspirante cane da tartufo usi non più solo la vista, ma anche l’olfatto.
Questa fase dovrà durare fino a quando il nostro amico non avrà più incertezze nell’esecuzione dei vari ordini.

SCAVARE IN TERRA
Ci siamo quasi, l’addestramento del nostro cane da tartufo è giunto alla fase finale, quella dello scavo.
Seppelliamo il nostro ovetto sotto un po’ di terra, dopodiché ordiniamo al nostro cane di cercarlo (“cerca”); avendo fatto vedere dove abbiamo messo il contenitore, il nostro amico comincerà a scavare e noi lo inciteremo; una volta che l’ovetto sarà stato trovato, lo prenderà in bocca e noi gli ordineremo di lasciarlo gratificandolo quando il nostro comando sarà stato eseguito.
Agli inizi l’ovetto non deve essere messo troppo a fondo nel terreno, ma dopo un po’ di tempo aumenteremo la profondità e conseguentemente il tempo delle operazioni. L’incitamento mentre il nostro amico sta cercando è fondamentale; bisogna insegnarli a perseverare fino a che l’obiettivo non sarà stato raggiunto.
Con il passare dei giorni di addestramento, non ci posizioneremo più troppo vicino a lui, ma un po’ più lontano mentre sta “lavorando”, dandogli sempre il comando “porta” una volta che l’ovetto sarà stato trovato e poi il classico lascia”.
Man mano che l’addestramento procede potremo modificare le modalità di esecuzione aggiungendo i comandi “fermo” oppure “lascia” una volta che il nostro ormai quasi pronto cane da tartufo sarà arrivato alla preda.
Questo serve a far capire che saremo noi a estrarre il tartufo dalla terra per evitare che il tartufo venga sbriciolato.

MORSE E MUSERUOLE PER I CANI DA TARTUFO
Uno dei più grossi problemi cui vanno incontro i cani da tartufo è la diffusa piaga delle esche avvelenate, fenomeno che ha purtroppo costretto al ricorso a strumenti quali morsi e museruole studiate appositamente per cani da tartufo.
La scelta fra gli uni o le altre è del tutto personale; non c’è un’umanità di giudizio su questi strumenti; alcuni tartufai preferiscono i morsi, altri le museruole.

